50 Grandi Idee di Filosofia by Ben Dupré

By Ben Dupré

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Il pane selvaggio

Sullo sfondo di una società povera e stracciata, flagellata da morbi
scuri e inquietanti, dominata dai tetri simboli del lazzaretto, del-
pspedale, dell'ospizio, balza sulla scena una folla «unta», piagata, in­
grata, tignosa, ossessionata da demoni, da folletti, da spettri, tenoriz-
ata da vermi, lombrichi e da altri sordidi e allarmanti «animacula»,
diabolicamente e perfidamente possessivi. In questo quadro folto
di oscuri «segnali» l’esorcista e l'aromatario s'impongono come «assi-
ienti» magico-culturali, primari punti di riferimento d ’un mondo vamp
iresco nel quale non solo gli amuleti e i talismani ma il grasso ed il
sangue umano erano universalmente accettali dalla farmacopea popo-
olare e dalla medicina colta. Fra le idee-forza del libro - che esce
ora in questa nuova versione, completamente «rivisitata» e rivista ed
arricchita di parti inedite - è che los angeles società preindustiiale viveva in
uno stato di allucinazione pressoché continua. Fosse l. a. popularity (la più
normale» e diffusa delle droghe) con le sue carenze fisiologiche advert
innescare il processo di perdita e d ’alterazione della realtà, o los angeles cattiva
alimentazione in cui ai cereali si mescolavano erbe malefiche ed alluci-
ogene, o l’uso universale dell’oppio (somministrato anche agli infanti)
, oppure l. a. ricerca, attraverso le erbe, di sogni non paurosi e d'in-
contaminate riserve fantastiche, inseguite con tecniche oniropoietiche
stregonesche, il mondo «moderno» offre los angeles sconcertante immagine di
un immenso laboratorio di sogni.

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Attraversarono il deserto salato del Kerman, passando per Balkh e Khorassan fino a raggiungere Badakhshan, dove si trovano cavalli che discendono da Bucefalo, il destriero di Alessandro il Grande, e vi sono miniere di rubini e di lapislazzuli. È un paese ricco di maestose montagne e di grandi pianure, di vivai di trote e di selvaggina, e i fratelli vi si fermarono per circa un anno, perché nel clima torrido delle pianure il giovane Marco si era ammalato. Un soffio d'aria montana spira dalla pagina in cui egli descrive come quelle balsamiche brezze gli facessero riacquistare la salute.

Fu nel compiere tutte queste missioni ufficiali che Marco Polo attraversò le province di Shansi, Shensi e Szechuen, viaggiò lungo i confini del Tibet fino a Yunnan, e penetrò nella Birmania settentrionale: terre che rimasero ancora sconosciute all'Occidente fino al 1860. Lui stesso fu per tre anni governatore della grande città di Yangchow, la cui giurisdizione comprendeva altre ventiquattro città, ed era piena di commercianti e fabbricanti d'armi e materiali di equipaggiamento per l'esercito. Visitò Karakorum in Mongolia, l'antica capitale dei Tartari, e con lo zio Matteo passò tre anni nel Tangut.

E messer Niccolò e messer Matteo, che ben conoscevano la lingua tartara, gli dissero su ogni punto, bene e ordinatamente e saviamente, da savie persone quali erano, il vero stato delle cose. Il gran khan, finalmente, decise di rimandare quei due intelligenti stranieri al loro paese, con l'incarico di chiedere per suo conto al papa che gli mandasse cento uomini di scienza, affinché istruissero e predicassero ai suoi tartari, e che gli facesse avere un po' dell'olio santo che alimentava la lampada accesa sul sepolcro di Cristo a Gerusalemme.

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