Al sorgere delle stelle by Elie Wiesel

By Elie Wiesel

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Il pane selvaggio

Sullo sfondo di una società povera e stracciata, flagellata da morbi
scuri e inquietanti, dominata dai tetri simboli del lazzaretto, del-
pspedale, dell'ospizio, balza sulla scena una folla «unta», piagata, in­
grata, tignosa, ossessionata da demoni, da folletti, da spettri, tenoriz-
ata da vermi, lombrichi e da altri sordidi e allarmanti «animacula»,
diabolicamente e perfidamente possessivi. In questo quadro folto
di oscuri «segnali» l’esorcista e l'aromatario s'impongono come «assi-
ienti» magico-culturali, primari punti di riferimento d ’un mondo vamp
iresco nel quale non solo gli amuleti e i talismani ma il grasso ed il
sangue umano erano universalmente accettali dalla farmacopea popo-
olare e dalla medicina colta. Fra le idee-forza del libro - che esce
ora in questa nuova versione, completamente «rivisitata» e rivista ed
arricchita di parti inedite - è che l. a. società preindustiiale viveva in
uno stato di allucinazione pressoché continua. Fosse los angeles popularity (la più
normale» e diffusa delle droghe) con le sue carenze fisiologiche advert
innescare il processo di perdita e d ’alterazione della realtà, o los angeles cattiva
alimentazione in cui ai cereali si mescolavano erbe malefiche ed alluci-
ogene, o l’uso universale dell’oppio (somministrato anche agli infanti)
, oppure l. a. ricerca, attraverso le erbe, di sogni non paurosi e d'in-
contaminate riserve fantastiche, inseguite con tecniche oniropoietiche
stregonesche, il mondo «moderno» offre l. a. sconcertante immagine di
un immenso laboratorio di sogni.

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La prima volta, la sua esortazione cadde nel vuoto. « E che! — esclamò indignato — non avete fiducia in me? Vi ho mai mentito? ». Qualcuno cercò di calmarlo: « Perdonaci, non è colpa nostra, e neanche tua; non ne possiamo più ». Un altro aggiunse: « L'avvenire che tu ci offri, i tedeschi lo hanno già avvelenato ». E un terzo: « Povero profeta, è proprio così; la profezia tedesca batterà la tua. Saremo tutti liquidati- Dio stesso non potrebbe aiutarci. Anche lui è impotente contro la morte ». Al che, il primo, tenne a replicare: « Impotente, dici?

Seguo le loro tracce e mormoro dei salmi, poi mi metto a recitare il tjaddish una volta, dieci volte, cento volte -quante volte, ve lo chiedo, quante volte si deve recitare il qaddish per la mone di un'intera comunità inghiottita nelle proprie ceneri, quante volte bisogna ripeterlo per il venticinquesimo anniversario di questa morte? Non Io so, non lo saprò mai. Io so soltanto che è giocoforza inventare nuove preghiere, sia per i corpi che per le anime. Chiunque infatti vi dice che l'anima vola più in alto del corpo, fatelo tacere, non sa quel che dice.

E ascoltandoli capisco ciò che Rabbi Nachman di Brafi-slava intendeva dire quando espresse il desiderio che i suoi racconti fossero trasformati in preghiere. Pasqua Caffettano nero, feltro nero, sguardo luminoso dietro gli occhiali di tartaruga: Reb Avraham Zemba appartiene al mondo dei miei ricordi, se non altro per il suo modo di vestire. Amabile, direi amichevole, non vi rivolge la parola se non per condividere con voi un commento tratto dallo Sfat-Emet o dal Khidushei-Harim, pilastri del chassidismo di Guer.

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