Alle origini dell'assiomatica: gli Eleati, Aristotele, by Flavia Marcacci

By Flavia Marcacci

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Il pane selvaggio

Sullo sfondo di una società povera e stracciata, flagellata da morbi
scuri e inquietanti, dominata dai tetri simboli del lazzaretto, del-
pspedale, dell'ospizio, balza sulla scena una folla «unta», piagata, in­
grata, tignosa, ossessionata da demoni, da folletti, da spettri, tenoriz-
ata da vermi, lombrichi e da altri sordidi e allarmanti «animacula»,
diabolicamente e perfidamente possessivi. In questo quadro folto
di oscuri «segnali» l’esorcista e l'aromatario s'impongono come «assi-
ienti» magico-culturali, primari punti di riferimento d ’un mondo vamp
iresco nel quale non solo gli amuleti e i talismani ma il grasso ed il
sangue umano erano universalmente accettali dalla farmacopea popo-
olare e dalla medicina colta. Fra le idee-forza del libro - che esce
ora in questa nuova versione, completamente «rivisitata» e rivista ed
arricchita di parti inedite - è che l. a. società preindustiiale viveva in
uno stato di allucinazione pressoché continua. Fosse los angeles status (la più
normale» e diffusa delle droghe) con le sue carenze fisiologiche advert
innescare il processo di perdita e d ’alterazione della realtà, o l. a. cattiva
alimentazione in cui ai cereali si mescolavano erbe malefiche ed alluci-
ogene, o l’uso universale dell’oppio (somministrato anche agli infanti)
, oppure l. a. ricerca, attraverso le erbe, di sogni non paurosi e d'in-
contaminate riserve fantastiche, inseguite con tecniche oniropoietiche
stregonesche, il mondo «moderno» offre los angeles sconcertante immagine di
un immenso laboratorio di sogni.

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Invita a declinare le identità rigide nella progettazione di strategie di uscita, nella circolarità delle esperienze plurali, nella costruzione di ricchezza sociale, nello slancio liberatore di un’azione creativa, lasciandosi travolgere dalla forza incalzante di un ritmo collettivo156. La libertà perde ogni carattere individuale, volontaristico. “Essere individui”157 significa vivere in un regime di separazione, essere inquadrati in un’identità trascendente, vedersi imposta una condizione. Un flusso collettivo non ha che espressioni impersonali.

L. , pp. 141-160. 128 Deleuze a più riprese critica l’uso “rivoluzionario” delle droghe. Alla fine, si rivela sempre una trasgressione improduttiva che porta all’autodistruzione. Tra gli altri, cfr. G. , p. 230. 139 Si veda. F. DEL LUCCHESE, Tumulti e indignatio. Conflitto, diritto e moltitudine in Machiavelli e Spinoza, Ghibli, Milano 2004, pp. 264-290. 130 N. , pp. 267-280. 131 Cfr. F. , pp. 147-182. Anche L. , pp. 282-296. 132 G. , p. 115. 133 Sulla presenza della crisi nella monarchia e aristocrazia rimando al mio Crisi e liberazione.

155 Etica, IV, 35-39; Trattato politico, XI. 156 G. DELEUZE, F. , pp. 38-43. 157 G. , pp. 94-101. PREFAZIONE 158 159 160 161 41 G. DELEUZE, F. , p. 93. G. DELEUZE, F. , pp. 35-66. G. DELEUZE, F. , pp. 245-298. Sul tema della visione della democrazia di Deleuze cfr. P. MENGUE, Deleuze et la question de la démocratie, L’Harmattan, Paris 2003. 162 Sull’interpretazione di Deleuze del “terzo genere di conoscenza” vedi G. , pp. 238-252. Sul “terzo genere di conoscenza” vedi il volume collettivo a cura di F.

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